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Scala del Processamento Emozionale |
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Mariaelisa Santonastaso Psicologa Clinica e
di Comunità,
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Col presente lavoro di tesi si intende
presentare un nuovo strumento: l’“Emotional Processing Scale” e la sua
validazione in ambito italiano.
Ideato
dal Professor Roger Baker (psicologo clinico e ricercatore all’Hospital
NHS Trust, di Poole, nel Regno Unito), tale reattivo mentale ha ottenuto
grande considerazione in ambito anglosassone per l’alta discriminazione
che è in grado di effettuare tra individui sani, con disturbi fisici e
psichiatrici sulla base del
processamento delle loro emozioni.
Sin dall’inizio dei miei studi in ambito
psicologico ho sempre nutrito un vivo interesse sui fattori individuali
implicati nello stato di benessere psico-fisico.
Quando si parla di salute-malattia occorre
non perdere di vista la considerazione dell’individuo all’interno di
un’ottica biopsicosociale, rilevando così la complessità di fattori
che intervengono sull’esordio, lo sviluppo e l’esito di patologie sia
psicologiche sia fisiche. Si definisce in tal modo una causa
multifattoriale di malattia, nella quale un ruolo d’interazione tra
psiche-soma è da tempo studiata e le emozioni risultano certamente avere
un ruolo importante.
Riguardo allo stato di malessere-benessere
ormai la psicologia, sulla base dei numerosi studi sperimentali, ritiene
scontata l’interdipendenza tra la mente e il corpo, che spesso purtroppo
ancora il senso comune tende a considerare separatamente. Non solo un
disagio fisico (un dolore, una disfunzione) potrebbe generare una
sofferenza psicologica, ma potrebbe essere vero anche l’inverso. La
mancanza di benessere psicologico può predisporre ad una maggiore
sensibilità alle malattie organiche.
Quello di cui si è certi è che, da un punto
di vista funzionale, le emozioni attivano il sistema nervoso centrale, il
sistema vegetativo ed il sistema endocrino; rappresentano quindi uno dei
processi psicofisiologici più complessi e interessanti. Il coinvolgimento
di questi importanti sistemi è la dimostrazione di quanto le emozioni
siano, in primo luogo, una risposta adattiva dell'organismo agli eventi
ambientali e anche per questo esse vengono considerate, su un piano
psicologico, particolarmente rilevanti.
Si è dunque iniziato ad indagare su tale
direzione questo fenomeno in relazione alla malattia e oggi si ritiene che
la regolazione affettiva giochi un ruolo importante nell'insorgenza di
disturbi fisici.
Quanto descritto spiega il motivo per cui
quello delle emozioni è per me un ambito molto interessante, se pur dal
non facile approccio, proprio per l’alta variabilità inter ed intra-soggettiva,
nonché per la difficoltà di osservazione e d’inferibilità anche attraverso
il comportamento.
Quali aspetti, più degli eventi emozionali,
risultano essere tanto differenti tra un individuo e un altro, in grado di
generare modificazioni fisiologiche nonché psicologiche altamente
soggettive e diversificate?
Tuttavia molti studiosi si sono cimentati in
questo tentativo e molto spesso ricavandone importanti risultati.
Lo studio sulle emozioni ha
origini
assai
remote. Potremmo accennare all’età classica, agli studi filosofici e
letterari con grande varietà di corpus ed opere, ma ciò andrebbe ben oltre
lo scopo di tale lavoro. A tal proposito ho deciso semplicemente ricordare
soltanto una piccola parte di coloro che hanno dato un forte ed efficace
contributo allo studio dell’argomento su cui ho deciso di incentrare una
prima parte teorica.
Charles Darwin fu in ogni modo uno dei primi
studiosi sperimentali col merito di aver introdotto lo studio delle
emozioni nell’ambio dell’evoluzione e di aver considerato queste non solo
da un punto di vista prettamente antropologico.
Ritenni doveroso presentare William James e
la sua “teoria periferica delle emozioni”, il quale mise in discussione la
credenza comune che le emozioni siano una conseguenza della situazione,
“noi non scappiamo perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché scappiamo”.
Vengono analizzate anche le critiche proposte da Walter Cannon a tale
modello, che contrappose alla teoria periferica delle emozioni di
“James-Lange”, una teoria centrale definita di “Cannon-Bard”.
Dopo una presentazione di Ekman, Friesen e
Levenson che danno importanti conferme alle teorie periferiche, si
illustrano le teorie cognitive sulle emozioni. I sociopsicologi della
Columbia University, Stanley Schachter e Jerome Singer, diedero una nuova
vita e nuova soluzione alla disputa tra James e Cannon. Invece Richard
Lazarus, psicologo clinico, studiò la valutazione che gli individui hanno
degli eventi stressanti. Tutt’oggi è riconosciuto il forte impatto sullo
stato di salute che possono avere potenziali stressors.
A differenza della causalità circolare delle
emozioni teorizzata da Lazarus, Frijda invece ritenne che l’esperienza
emozionale fosse l’output dell’intero processo. La differenziazione tra le
emozioni per Frijda deriverebbe da specifiche valutazioni cognitive con la
consapevolezza del particolare schema d’azione attivato.
Nel tentativo di integrare le teorie
cognitive con quelle periferiche, Leventhal e Scherer propongono una
teoria costruttivista delle emozioni. Secondo gli autori, queste ultime
sarebbero risposte comportamentali complesse che riflettono l’attività di
un sistema multicomponenziale di processamento organizzato su tre livelli
gerarchici.
Cacioppo, Berntson e Klein (1992) con la
“teoria delle illusioni viscerali”, sempre con riferimento ad una
concezione periferica delle emozioni, introducono meccanismi cognitivi,
con l’interpretazione concettuale delle afferenze viscerali. In effetti,
se pur con differenze, gli autori richiamano i passaggi già ipotizzati da
James e Lange.
Segue poi una rassegna degli studi
riguardanti il dibattito tra l’esistenza di emozioni primarie e teorie
componenziali. Vengono considerate differenze individuali nell’abilità
interocettiva di percepire le proprie emozioni, aspetto importante, se non
focale di questo lavoro. A tal proposito c’è anche da affermare che i non
pochi studi condotti al fine di valutare se l’attivazione fisiologica
emozionale faciliti od ostacoli l’interocezione, non hanno ancora fornito
risultati univoci e necessitano di ulteriori approfondimenti. Si pensa che
la specializzazione dell’emisfero destro potrebbe costituire un elemento
di mediazione della relazione fra processi interocettivi ed emozionali.
Oltre a quanto suddetto, è stato opportuno
dare importanza e rilievo all’aspetto fisiologico delle emozioni, che
caratterizza la Seconda Parte del lavoro. Si ricorda che tanti studiosi si
sono cimentati nel ricercare una sede cerebrale delle emozioni, nonché
nello studio di quali siano i funzionamenti normali e quali patologici di
tali meccanismi:
Nel 1937 J.W. Papez sostenne
l’esistenza di vie cerebrali che mediano l’esperienza emozionale. Il
neurologo presentò dei dati che indicavano come diverse strutture
cerebrali siano coinvolte nelle varie fasi del comportamento emozionale e
della consapevolezza. Studi successivi hanno poi validato le sue ipotesi.
Un grande ricercatore che ha
dedicato molti studi al tentativo di comprendere il ruolo del sistema
limbico è Paul MacLean, un neurofisiologo che introdusse l’importante
teoria del Cervello Trino, secondo la quale, il nostro Sistema
Cerebrale è l’esito evolutivo della sovrapposizione di altri sistemi
precedentemente evolutisi.
Robert Heath ha studiato la
fisiologia e la biochimica cerebrale sia negli esseri umani sia negli
animali. La sua ricerca rese possibile una concezione più ampia delle basi
neurali delle emozioni e, mediante l’uso dei potenziali evocati,
identificò specifiche zone come coinvolte nell’espressione emozionale.
E’ poi illustrata l’importanza che
attualmente viene data al sistema limbico come punto nodale
dell’elaborazione delle emozioni. Oggi si è notato che risulta fuorviante parlare di un unico luogo del
nostro sistema nervoso centrale deputato all’origine degli stati emotivi,
ma si è in ogni modo evidenziato come alcuni circuiti cerebrali siano
maggiormente implicati rispetto ad altri.
Si descrivono i meccanismi
d’azione dei neuropeptidi, considerati il punto di unione tra psiche e
soma. Si dà inoltre importanza come, attraverso tali neurotrasmettitori,
le emozioni possano influenzare il sistema immunitario e come dallo stress
si possa generare la malattia.
Le emozioni svolgono un ruolo importante,
poiché si è dimostrato, come anche s’illustrerà in questo lavoro, che non
solo persone ansiose o depresse sono più soggette a malattie fisiche, ma
che un errato modo di elaborare le proprie emozioni può interferire,
peggiorare o predisporre a malattie fisiche in un insieme di concause che
agiscono sull’individuo.
Pertanto, partendo
dal presupposto che deficit nel
processo emozionale siano implicati nello sviluppo e nel mantenimento di
una serie di disturbi non solo
psicologici, ma anche
fisici, si è
elaborato uno strumento, l’Emotional Processing Scale (EPS)
che
fosse in grado di identificare lo stile del processo emozionale e le sue
disfunzioni, di predire i risultati ai trattamenti psicoterapici,
eventuali cambiamenti negli individui e dunque, che fosse utile anche per
orientare la terapia.
Lo
studio di Roger Baker e collaboratori si è avvalso della teoria di
riferimento proposta nel 1980 da
Rachman, il quale definì l’elaborazione
delle emozioni come “un processo con cui i disturbi emozionali sono
assorbiti o ripiegati in modo che le altre esperienze e comportamenti
possano procedere senza interruzioni”. L’Autore notò che alcune persone
elaborano la maggior parte degli eventi disturbanti non in modo del tutto
corretto, con qualche fallimento nel processo di regolazione emozionale.
Esiti di processi psicologici incompleti, per Rachman, includono
ossessioni, disturbi del sonno, pensieri spiacevoli e disturbanti,
allucinazioni o il ritorno di qualche paura dopo un periodo d’assenza.
L’EPS è
stata progettata per una sua applicazione su individui normali, con
disturbi psicologici, con malattie fisiche e con condizioni psicosomatiche.
Il suo utilizzo può essere esteso dall’ambito clinico a quello di ricerca.
Possiamo sostenere che nonostante ci siano molte scale e questionari che
valutano le emozioni, nessuno è mai stato in grado di indagare sulla
totalità delle emozioni e di darci una visione unitaria dei processi
emotivi come tale strumento. È una scala formata da 53 item distribuiti su
ben
otto fattori fondamentali (egodistonicità, accordo,
esternalizzazione, soppressione, incontrollabilità,
dissociazione, intrusività ed evitamento), connessi allo
stile dell’esperienza emozionale, ai meccanismi di controllo
dell’esperienza, all’espressione delle emozioni e al significato di
processamenti inadeguati.
L’attendibilità interna è risultata alta
per sei degli otto fattori e i risultati sono stati soddisfacenti per il
test-retest e per sensibilità ai cambiamenti. L’evidenza della validità di
convergenza è stata dimostrata dal confronto con altre scale sulle
emozioni e misurazioni di sintomatologia psichiatrica. La scala fu in
grado di distinguere significativamente tra individui con un disturbo
psichiatrico e adulti sani su tutti gli otto fattori. È stato notato un
pattern differente di deficit del processo emozionale, confrontando i
pazienti malati di cancro al colonretto con un normale gruppo di controllo.
Si è notato che un’eccessiva
regolazione delle emozioni può essere connessa ad un numero maggiore di
disturbi fisici, psicologici, psicosomatici, includendo malattie
cardiovascolari, cancro, artrite, dolore cronico, infiammazioni
intestinali. La scala può essere d’aiuto nello spiegare l’esordio e il
mantenimento di disordini psicologici come disturbi di
panico, depressione
e PTSD.
Complessivamente, le proprietà
psicometriche di questa scala si presentano promettenti riguardo ad una
misurazione dei deficit nel processo emozionale, sia in ambito di ricerca
sia clinico.
Seguirà
la descrizione sulla
validazione italiana dello strumento, analogie e
differenze con la
validazione nel Regno Unito,
i risultati emersi, nonché
le
prospettive per il futuro.
Senza dubbio tale lavoro è
stato utile a levare il velo su qualche altro interrogativo in proposito,
e per aggiungere qualche importante tassello nel mosaico dell’attuale
ricerca sull’argomento. |
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Dorset
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© Dorset RDSU 2003